I’LL BE A BIGROCKER (ALMENO PROVARCI)

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I’LL BE A BIGROCKER (ALMENO PROVARCI)

Io che ci provo.

Ciao a tutti. E’ passato un lunghissimo periodo di tempo, da quando ho scritto l’ultimo post su questo blog.

In realtà sui profili instagram e Facebook sono stato abbastanza attivo. Ma qui no.

I motivi sono stati tanti, tra i dubbi sui contenuti da proporre, il tempo che non ci si vuole ritagliare per questa attività; ma soprattutto il maturarsi di una fase di cambiamento (l’ennesimo, se volete). Chi mi conosce, sa che sono uso a periodi durante i quali, come un serpente o un ragno, mi ritiro in un angolo silenzioso per cambiare pelle e crescere (si spera).

Nel “lontano” 2013, quando il sottoscritto veleggiava già verso i 48 anni, decisi di abbandonare un lavoro sicuro, ma penoso, per abbracciare in pieno una passione che avevo coltivato a spizzichi e bocconi da sempre: disegnare fumetti. Non ne conoscevo il mondo dal punto di vista professionale, le sue opportunità, i suoi limiti, i nodi da affrontare.

Il lavoro sicuromapenoso…

Sapevo solo che volevo farlo. Disegnare, finalmente! E vivere di questo.

Non arricchirmi o diventare una star, di quelle che alle fiere si formano file di fans chilometriche. No. Disegnare e portare la pagnotta a casa. Mai più gente che ti insulta al telefono; mai più situazioni aziendali da sit-com alla Giandomenico Fracchia; la compliance aziendale, la mission, il sorriso telefonico, il teamwork e il teambuilding. Tutto buttato nel secchio del secco (in realtà non del tutto. Ci sono cose che servono sempre).

Così, mi iscrissi alla Scuola del Fumetto di Milano. Tornai tra i banchi come studente. Il più vecchio dei miei compagni aveva 25 anni. Per due anni cercai di apprendere non solo i segreti tecnici di quest’arte, ma anche le dinamiche del mercato, il come proporsi; consapevole che, a differenza di un ventenne, il tempo stringeva e anche il conto in banca si assottigliava pericolosamente.

Il resto è, più o meno, storia. Qualche collaborazione editoriale che ha portato soddisfazioni e tanti insegnamenti. Ho imparato che le scadenze sono sempre prossime e la paga scarsa (a meno che non lavori per qualche grossa/grossissima realtà editoriale); la concorrenza tanta, le offerte poche; che bisogna curare i social anche se ne hai piene le… tasche; che la fanart tira più dell’art (ma questo me lo tengo come argomento di un prossimo post).

Morale della favola? Negli anni ho visto la mia mano migliorare esponenzialmente, il mio nome comparire su qualche pubblicazione, il sito mylifeisacomic prendere vita. TUTTO MOLTO BELLO.

Ma… Ad un certo punto mi sono chiesto: puoi definirti un professionista del fumetto, e comunque del disegno, a distanza di 6 anni dal tuo primo radicale cambiamento? Onestamente? No. Se io affermo di svolgere la tale professione, significa che essa mi occupa a tempo pieno; grazie ad essa vivo, pago le bollette, l’affitto, le trasferte, sono riconosciuto in quanto operatore di quel settore, ecc. ecc..

Cosa mi ha consentito di continuare durante questi anni a coltivare un sogno forse utopico? La generosità degli altri, il tornare a fare lavori sottopagati lontani anni luce da quello che sono dentro, sia appunto professionalmente che umanamente.

ci siamo capiti, no?

Rileggendo queste righe, mi rendo conto che avrei dovuto scrivere qualcosa di più “aziendalistico”, che sprizzasse pensiero positivo da ogni virgola. Eppure il finale forse non è drammatico.

Mentre scrivo, la playlist di youtube mi propone il video “Live with me” dei Massive Attack. C’è questa tizia che fa scorta di alcolici, rientra a casa e si scola tutto, per finire poi distesa su una banchina per strada e sogna di rotolare giù per le scale. Lungi da me assumere ettolitri di distillati; ma il senso della caduta c’è tutto. Quando pensi che hai sbagliato tutto, che hai azzardato e che avresti dovuto ascoltare i tanti saggi consigli a rimanere con i piedi per terra.

Ma, come dicevo, un elemento positivo c’è. Ed è banalmente la speranza.

Così in questi mesi, mentre venivo triturato dalle telefonate di un call center bancario in outsourcing (quindi anche quello sottopagato), mi sono posto di nuovo la domanda: il disegno, l’arte, la fantasia, può far di te un professionista onesto, dignitoso, per gli anni che ti rimangono? Cioè, riuscirai a chiudere in bellezza i tuoi anni lavorativi? (Come ho detto lugubremente ad una giovane collega: “quando tu avrai raggiunto la maturità artistica, io sarò cibo per i vermi”).

memento mori

Da lì sono scattati i quesiti che hanno portato alla ricerca di risposte.

Mi sono prefigurato il fatto che in questo momento, a differenza del settore del fumetto (almeno quello tradizionale), la creatività e le conoscenze che in questi anni ho maturato, potevano essere declinate in ambiti più promettenti dell’entertainment (videogiochi, applicazioni per smartphone, cinema, serial tv); ma molte competenze (soprattutto digitali) mi erano abbastanza sconosciute. Anche qui, a fronte di una pletora di giovani, talentuosi e vivaci artisti.

A quasi 54 anni, avevo la necessità di rimettermi in sesto dal punto di vista delle competenze. Per cosa? Individuai così la concept art. Tanti tantissimi corsi, mini corsi, tutorial su web; e anche riviste. Ma io ho bisogno del classico docente che ti tira le orecchie e ti frusta sulle consegne; di essere blindato in orari e scadenze.

Ma, data la mia giovine età, non potevo stare altri anni in ballo come uno sbarbatello tornato appena ieri dalla gita scolastica. Per cui, formazione concentrata, a tempo pieno e senza tanti fronzoli o tempi morti.

Ecco come sono sbarcato alla BigRock di Roncade. E la ruota torna a girare. La storia si ripete, con compagni di corso che potrebbero essere tuoi figli e magari ti danno del lei.

Mi è stato detto che ho battuto tutti i record. Non sanno che io sono quello della cacofonia ritmica, perché tengo il tempo con una battuta in ritardo.

Per ora ho reso biblicamente il mio viso come pietra e vado avanti. Perché la speranza è la speranza. Come dire? A me piace imparare e seguire le linee di luce quando scolpiscono la penombra.

Ho un po’ paura, ma sono anche tanto contento. Mi sento un po’ al fronte, mentre sento i miei ventenni vicini che rientrano alticci dalle gozzoviglie del week end, ed io languisco nel letto tossendo mezzo influenzato; mentre mi dicono che non hanno mai visto Blade Runner; mentre ascolto i Placebo e loro Sferaebbasta. Però vedo la forza e la speranza per un futuro che non li ha ancora delusi. Ed io cerco di attingere a questa forza, che so essere ancora in me.

Certo, giovedì prossimo si vede tutti insieme Detective Pikachu. Ma lo spirito di adattamento è una mia specifica. Sono sicuro che mi divertirò tantissimo.

ce la posso fare…

Intanto vi lascio un paio di lavoretti fatti durante le lezioni. E’ un po’ come quando ci facevano fare i sottopentola con le pinze alla scuola elementare. Ovviamente rapportato ai mezzi tecnologici e al fatto che siamo appunto oltre detto tipo di scuola. Ma, come allora, sto imparando tante tante cose nuove.

E non dimenticate che Mylifeisacomic c’è, esiste e lotta insieme a voi. Che poi siccome sono io che disegno le vostre fantasie e non do il lavoro in outsourcing, se mi scrivete non risponde né la segretaria, né il social manager.

Speriamo di non perderci di nuovo! Nei prossimi post vi terrò aggiornati su come vanno le cose anche fantozzianamente parlando e anche un po’ dei due lavori che trovate in questo post.

A presto!

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